Articolo di Alphabetcity
C’è un’Italia che lavora tra le mura delle carceri… un’Italia che crede nella seconda possibilità non come concetto astratto, ma come pane quotidiano. È l’Italia di panaté, una Società Benefit nata nel 2019 che sta riscrivendo il rapporto tra impresa, pena e dignità.
La loro storia è quella di un cambiamento sistemico che parte dal basso, dentro uno dei settori più statici e complessi del Paese: l’economia carceraria. Un terreno spesso intrappolato nella burocrazia e nella mancanza di visione, dove panaté ha deciso di entrare con una domanda semplice e radicale: e se il lavoro fosse la chiave per trasformare il carcere in un luogo di rinascita?
Dalla cella al forno: come nasce un modello
Il punto di partenza è un paradosso: secondo il CNEL, quando un detenuto lavora e si forma durante la detenzione, il rischio di recidiva scende sotto il 10%. Eppure, oggi più del 70% dei detenuti torna a delinquere una volta fuori.
Da qui nasce l’intuizione di panaté: costruire un modello di economia carceraria sostenibile che unisca formazione professionale, occupazione regolare e inclusione sociale in un unico ecosistema virtuoso.
Nei laboratori di panificazione dentro le carceri di Cuneo, Fossano e Torino, il pane non è solo un prodotto, ma un simbolo di riscatto. Ogni pagnotta racconta una storia di lavoro, di disciplina, di fiducia riconquistata.
E fuori dal carcere, a Magliano Alpi, un laboratorio esterno accoglie ex detenuti pronti a ricominciare da zero, spesso con le mani che conoscono già il ritmo della farina e del lievito.
Un’impresa che forma, produce, include
Il cuore del progetto è la formazione professionale. panaté lavora con cooperative sociali che assumono i detenuti con contratti regolari, offrendo un mestiere vero e una prospettiva concreta di reinserimento.
Ma il lavoro non si ferma alla detenzione. Una rete di imprese partner accompagna gli ex detenuti anche dopo la pena, sostenendoli nel percorso lavorativo e abitativo.
Entro il 2026, panaté aprirà quattro nuovi laboratori: più pane, certo, ma soprattutto più opportunità, più dignità, più vite rimesse in cammino.
